Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


venerdì 30 settembre 2011

LA MAGISTRATURA DEL LAVORO METTE SOTTO INCHIESTA LA ITALCEMENTI DI MONSELICE






LA MAGISTRATURA DEL LAVORO METTE SOTTO INCHIESTA LA ITALCEMENTI DI MONSELICE

a seguire: AMBIENTE E PET-COKE SI VA VERSO LA RICHIESTA RISARCITORIA

Al Coordinatore Pino Ciampolillo del Comitato Isola Pulita di Isola delle Femmine
Ciao Pino Ti faccio pervenire alcune notizie di stampa , il comunicato della Italcementi e un comunicato di Lasciateci Respirare il tutto a seguito delle notizie comunicate dalle televisioni sull'intervento della magistratura del lavoro a seguito della morte di alcuni ex colleghi colpiti da diverse forme tumorali. La lettura di quanto segue può essere esplicativa della nostra coerente azione a difesa della salute dei lavoratori e dell'intera cittadinanza e nel contempo rendersi conto della reazione dell'associazione dei cementieri oltre che della Talcementi. Ricevi un grosso Saluto che vorrai estendere ai compagni del Comitato.

Dopo il dibattito riaperto dalla rappresentante di Unindustria, proseguitocon interventi del Consigliere Provinciale De Marchi (Verdi), degli asssessori di Este Rizzo (DS) e Granziero (Verdi), dei Sindacalisti di CGIL e CiSL, del comitato "lasciateci respirare" la settimana è stata caratterizzata dalla notizia divulgata dalla stampa, dalle Tv locali e nelle edizioni regionali e nazionali del TG3, relativa all'apertura di una
inchiesta della Procura padovana che sta indaganto per le morti di ex
lavoratori dei cementifici.
La reazione dei cementieri è stata rabbiosa e minacciosa (vedi comunicati),
ma non ho fermato l'iniziativa del Comitato la cui mobilitazione ha
ottenuto un nuovo risultato: l'approvazione di una delibera (Il testo era
nalla mail precente)che impegna il Parco regionale dei Colli Euganei ad
affrontare organicamente il problema dell'inquinamento prodotto dai 3
cementifici e la loro incompatibilità con le finalità del Parco stesso.

Per una maggiore informazione allego gli articoli e note di questi giorni.



SALUTI - FRANCESCO MIAZZI



Comunicato stampa - (con riferimento alla nota di Italcementi).
1) Il Comunicato dei cementieri ignora volutamente la VERA notizia diffusa
dalla stampa: "Sulla morte di una decina di ex lavoratori Italcementi la
Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta". Italcementi preferisce
guardare al "dito", a chi in qualità di Presidente di un Comitato, si è
fatto promotore di un esposto, purtroppo aggiornato a più riprese, nel
quale s'invitava la Magistratura ad indagare su decine di casi di ex
lavoratori deceduti. Esposto al quale hanno collaborato decine di
famigliari di ex dipendenti, per capire se poteva sussistere un nesso tra
la vita lavorativa delle persone impiegate nei cementifici e le loro cause
di morte.
Il fatto che dopo anni d'indagine, la Procura abbia deciso di aprire
formalmente un'inchiesta in questa direzione, significa evidentemente che
non tutti gli ex lavoratori dei cementifici sono morti per incidente stradale!


2) Sappiamo benissimo che Italcementi di Monselice non ha mai bruciato
"pneumatici" e "farine animali", anche perché siamo stati tra i promotori
di quelle mobilitazioni dei cittadini, che affiancati dalle amministrazioni
locali e dalle rappresentanze dei lavoratori, lo hanno materialmente
impedito.
Come sappiamo benissimo invece, che Italcementi utilizza il Pet coke come
combustibile, (considerato un rifiuto tossico nocivo fino a pochi anni fa)
e che nel processo produttivo dei cementifici si smaltiscono decine di
migliaia di rifiuti industriali. Vuoi come sostitutivo alle materie prime,
vuoi come additivo nella produzione del cemento.


E sempre in tema di rifiuti, vale la pena di ricordare quell'indagine del
2001 dei Nuclei Investigativi- Corpo Forestale dello Stato, che "ha
scoperto un'attività di riutilizzo e smaltimento illegale presso alcuni
cementifici di ceneri di pirite contenenti elevate percentuali di arsenico,
piombo e mercurio… In particolare 13 partite sono andate a finire
all'Italcementi di Monselice dove, da un nostro accertamento (grazie ai
gastomatografi dell'impianto) è risultato che dai camini era fuoriuscita
una quantità ingente di mercurio puro, presente nei residui industriali"


3) Il concetto di dialogo dei cementieri con le istituzioni, è abbastanza
singolare, basti ricordare che l'intero Consiglio Comunale di Monselice
ancora nel 2005, aveva invitato i cementifici a non utilizzare più i
rifiuti nella produzione. Invito al quale Italcementi ha risposto
sbeffeggiando la competenza dei Consiglieri e citando il sensibile mancato
introito che ciò avrebbe comportato.


4) Nulla di nuovo quando si finge d'essere disponibili al confronto, quando
si denigrano le persone o quando si magnificano le performance aziendali. I
dati pubblici, i risultati delle indagini ARPAV, gli studi dell'università
di Padova dipingono un'altra realtà.
Sarà difficile occultare questa realtà, come sarà difficile mettere il
bavaglio a qualche "portavoce" o Consigliere Comunale scomodo.
A tale proposito, poiché si è scelto di spostare il confronto nelle aule
dei Tribunali, comunichiamo che si è conferito mandato legale per valutare
se vi siano gli estremi per procedere nei confronti degli autori delle
gravi dichiarazioni contenute nel Comunicato stampa di Italcementi.


5) Invitiamo i lavoratori, i cittadini a fornire ogni utile elemento
all'indagine aperta dalla Procura della Repubblica. Invitiamo i soggetti
preposti alla tutela della salute ad avviare una seria indagine
epidemiologica sulla popolazione esposta, ad avviare una ricerca sulle
sostanze immesse in atmosfera e su quelle cadute al suolo in questi decenni
d'attività dei cementifici.


Francesco Miazzi
Presidente del Comitato Popolare "lasciateci respirare"
Consigliere Comunale di Monselice


Monselice 23.03.2007




Bergamo, 22 marzo 2007

Abbiamo letto con un certo stupore gli articoli apparsi in questi giorni e
relativi all'esposto del comitato Lasciateci Respirare. La notizia deriva
da una denuncia di parte del sig. Francesco Miazzi che come è noto è a capo
di questo movimento che opera da diversi anni nell'area di Monselice.

Vale la pena ricordare che già nel 1997 lo stesso Miazzi denunciò alcune
morti sospette legandole alle attività dei cementifici di Monselice. Già
allora aveva inserito nell'elenco alcune persone decedute, anche
accidentalmente, ad esempio a causa di incidenti stradali! È triste che per
avere visibilità sui media locali e nazionali si strumentalizzi l'emotività
di famiglie colpite, più o meno recentemente, da gravi lutti.


Anche questa volta le argomentazioni addotte da Miazzi denotano la consueta
strumentalità, la imbarazzante non conoscenza delle tematiche su cui si
esprime e, ciò nonostante, la volontà - a quanto pare - di costruire
artificiosamente uno stato di allarmismo.


La realtà dei fatti è completamente diversa da quella a cui allude Miazzi:
chi lavora in Italcementi, a Monselice e altrove, conosce bene l'attenzione
alle tematiche dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei
lavoratori. Chi conosce l'azienda sa che la sorveglianza sanitaria e le
indagini ambientali sono eseguite con periodicità ben superiore a quanto
richiesto dalle leggi e dalle norme di prevenzione. Chi conosce veramente
l'impianto sa che la cementeria Italcementi di Monselice non ha mai
bruciato rifiuti, pneumatici o farine animali.


Tutte le Istituzioni e i cittadini hanno potuto apprezzare l'apertura della
cementeria Italcementi di Monselice alla condivisione delle informazioni
relative alle proprie attività produttive come ad esempio la pubblicazione
sul sito internet del Comune di Monselice delle emissioni relative alle
attività della cementeria.


Siamo stanchi di vedere le attività di Italcementi e delle altre due
cementerie nonchè delle molte altre industrie della zona, accomunate o
isolate a seconda della strumentale convenienza mediatica del momento.


Quello che colpisce è che un impianto che ha sempre rispettato la normativa
e le leggi, che investe continuamente per migliorare le prestazioni, che ha
la certificazione ambientale ISO14001, che è simile a decine di impianti in
Italia, in Europa e nel Mondo sia periodicamente messo sotto accusa in
maniera strumentale da Miazzi. Non sappiamo quali siano i suoi reali
intendimenti.


Come sempre siamo disponibili al confronto con tutte le Istituzioni, gli
Enti regolatori e i cittadini su basi di correttezza, di rispetto dei ruoli
e di trasparenza.


Abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare ogni opportuna iniziativa
per tutelare l'immagine e il buon nome dell'azienda.


Ufficio Stampa
Italcementi spa
Bergamo






MONSELICE: UNA MULTINAZIONALE MINACCIA CHI PROTESTA PER L'INQUINAMENTO.

Ho letto il comunicato di Italcementi a proposito delle morti sospette
correlate al cementificio di Monselice.
Avendo partecipato a riunioni e interventi organizzati dal comitato

popolare" lasciateci respirare", cui ho fornito collaborazione (gratuita),
desiderei proporre serenamente qualche considerazione basata su quanto ho
potuto personalmente appurare.
Francesco Miazzi e il comitato "lasciateci respirare" non hanno mai avuto
intenzione di agire in modo strumentale contro Italcementi, altre
cementerie della zona o altre attività industriali.
Al contrario hanno sempre segnalato in modo trasparente e critico, se
necessario, quelle attività che, per fatti sistematici o accidentali,
possono mettere a repentaglio la salute della gente. L'attività del
comitato in realtà è andata a riempire un buco d'informazione che
l'amministrazione locale ha sempre lasciato stranamente aperto.
La raccolta delle informazioni (prevalentemente dati ARPAV) e la loro
diffusione sono state fatte nell'interesse primario della popolazione che
ha il diritto di conoscere i problemi ambientali che subisce. Lo stimolo a
meglio comportarsi e anche nell'interesse delle aziende che, se non
provocano danni inaccettabili nell'area nella quale operano, sono destinate
ad essere ben accolte e a garantire un futuro a se stesse ed ai propri
lavoratori.
Nessuno dei partecipanti al suddetto comitato è, infatti, tanto sprovveduto
da non riconoscere che le attività industriali sono un elemento
fondamentale di benessere e di tranquillità sociale, specialmente in
un'area come quella della bassa padovana, storicamente considerata depressa.
Per quanto attiene poi al caso in oggetto e cioè le trasmissioni televisive
e gli articoli sui giornali che avrebbero gettato discredito sull'immagine
di Italcementi, si vuole sottolineare che l'inchiesta sulle morti sospette
è stata aperta dalla magistratura e, proprio perché non è stata archiviata,
significa che ci sono degli elementi di poca chiarezza che dovranno essere
quantomeno indagati.
Attaccare e minacciare di azioni legali dall'alto della propria potenza
economica di multinazionale chi vuole semplicemente chiarezza, come il
figlio di un dipendente di Italcementi morto di tumore, è una pesante
intimidazione che tutti comprendono.
La strategia del "colpiscine uno e ne farai scappare mille" è da sempre
stata usata dai potenti perché risulta molto efficace ma non fa certo onore
a chi la pratica.


Leandro Belluco


23-03-07 Monselice






IL MATTINO DI PADOVA 21-03-07,

Alcuni di loro nel frattempo sono deceduti: tutti lavoravano all'Italcementi
Inchiesta sulle malattie respiratorie di 10 operai



Cristina Genesin


MONSELICE. Una decina di ex lavoratori dell'Italcementi di Monselice
affetti da patologie respiratorie tanto da verdersi riconosciuta dall'Inail
una malattia professionale: sul caso il pm padovano Emma Ferrero ha aperto
un'inchiesta. Per ora si tratta di un fascicolo «atti relativi», senza
indagati. Ma per gli inquirenti anche il decesso di alcuni tra quegli
stessi operai resta tutto da chiarire. Almeno per quanto attiene al
rapporto di causa-effetto: dove per causa s'intende l'esposizione alle
polveri di cemento e per effetto la morte. L'Italcementi nasce nella
seconda metà degli anni '50 dall'iniziativa di Carlo Pesenti. Alla fine
degli anni '80 inizia il processo di internazionalizzazione: ora l'azienda
è parte di una multinazionale che conta cementifici dal Kazakistan al Nord
America. Negli anni a cavallo tra i '60 e i primi dell' 80 un centinaio
erano gli operai distribuiti nei vari reparti: il deposito di materie
prime, il settore miscelazione e macinazione, quello per la cottura e
formazione del clinker, l'additivazione, il reparto insacco del prodotto
finito e infine l'area spedizione. Ed è proprio nel reparto insacco che si
sarebbero verificate le più gravi forme di esposizione alle polveri: resta
da capire se siano state rispettate le norme in materia di sicurezza e di
igiene sul lavoro in vigore fin dal 1955. Ma, di fatto, di polveri di
cemento ce n'erano ovunque in quella fabbrica altamente insalubre:
all'interno dello stabilimento e fuori, come da anni denuncia il Comitato
«Lasciateci respirare». «Nel '98 abbiamo inviato in procura un esposto
segnalando una cinquantina di morti sospette di ex lavoratori
all'Italcementi (e in un'altra cementeria) per vari tipi di patologie
tumorali. Non è successo nulla - spiega Francesco Miazzi del Comitato - Nel
2002 abbiamo inviato un aggiornamento con una decina di nominativi in più.
E non è successo nulla. Ora ne sto preparando un altro: siamo ad un totale
di 70 casi che meriterebbero un approfondimento». Per Miazzi il problema
non riguarda solo l'azienda, ma l'intero territorio: «Da anni sollecitiamo
un'indagine epidemiologica: nell'area dei cementifici di Este e Monselice
sono prodotti in un anno 160 tonnellate di Pm10 contro le 150 di
Padova-città - insiste - Inoltre la situazione si è aggravata con l'impiego
dei rifiuti come additivi nella preparazione del cemento». In procura la
polizia giudiziaria ha già cominciato a sentire alcuni testimoni in veste
di «persone informate sui fatti». Tra loro il segretario provinciale della
Cgil, Ilario Simonaggio: «Ho consegnato all'ispettore Negrisolo una corposa
documentazione che riguarda indagini ambientali della medicina del Lavoro e
accordi aziendali - racconta - Dalla Cgil era già stata trasmessa
un'indagine epidemiologica dell'Usl 17 che dava da pensare per quanto
riguarda le morti da neoplasie maligne nel territorio: un numero maggiore
della media».




IL GAZZETTINO Mercoledì, 21 Marzo 2007
MONSELICE. All'Italcementi
Un'inchiesta sulla morte di alcuni lavoratori



Padova
Sono una decina i nomi degli ex lavoratori della Italcementi sui quali sta
indagando la Procura della Repubblica. Il fascicolo è stato aperto dal
pubblico ministero Emma Ferrero sulla base di un esposto presentato da
Francesco Miazzi , noto ambientalista, che da tanti anni conduce una
campagna contro le presunte malattie professionali dei lavoratori
Italcementi. «Abbiamo i nominativi di lavoratori dell'Italcementi morti per
tumori o altre gravi malattie alle soglie della pensione o negli anni
immediatamente successivi: è un dato allarmante, che impone una verifica
scrupolosa, attenta ed approfondita sull'esistenza di un eventuale nesso
tra le cause di morte ed il tipo di lavorazioni che vengono eseguite nei
cementifici», denunciava Francesco Miazzi a nome dell'Associazione Difesa
Lavoratori esattamente dieci anni fa. Perchè questa non è la prima denuncia
che Miazzi presenta alla Procura.


Il pubblico ministero Ferrero ha già avviato tutta una serie di indagini,
che sono state affidate agli investigatori delle Squadre di polizia
giudiziaria della Procura. Ci sarà un'istruttoria per ogni caso. Verranno
affidati pure degli accertamenti medico-legali.


L'esposto di Miazzi si basa sul sospetto di una correlazione tra i decessi
e le condizioni di lavoro del cementificio. A suo tempo il Settore igiene
pubblica dell'Usl 17 aveva chiesto all'Associazione Difesa Lavoratori i
dati relativi ai presunti decessi sospetti. «È a dir poco singolare che lo
Spisal dell'Usl, deputato alla prevenzione, venga a chiedere a noi i dati
relativi a tutta la vicenda: abbiamo un elenco di nomi, ora bisognerà
risalire alle cartelle cliniche per appurare le cause esatte dei decessi»,
aveva commentato a suo tempo Miazzi .


Nata nel 1864 e costituita nel 1865 con la denominazione di Società
Bergamasca per la Fabbricazione del Cemento e della Calce Idraulica, dal
1925 è presente sul mercato azionario con la quotazione alla Borsa di
Milano e dal 1927 svolge le proprie attività con il nome Italcementi.
L'espansione delle attività e il processo di internazionalizzazione dei
mercati ha ricevuto da allora un forte impulso mantenendo concentrato
l'interesse sul mercato delle costruzioni e cercando una integrazione
verticale dal cemento, al calcestruzzo preconfezionato, ai materiali da
costruzione e ai componenti aggiuntivi. In quest'ottica, nel 1997 è stata
perfezionata l'acquisizione di Calcestruzzi spa il primo preconfezionatore
italiano. Nel 1997, a testimonianza della presenza e della crescita di
Italcementi a livello internazionale è stata fondata Italcementi Group che
raggruppa sotto un'unica identità corporate tutte le società internazionali.








IL MATTINO DI PADOVA 22-03-2007

Il figlio di un ex operaio ucciso da un tumore: «Ho ascoltato mio padre, mi
sono licenziato»
Numerose morti sospette attendono un perchè
Il comitato Lasciateci Respirare: «L'aria in cementeria peggiora sempre di
più»







di Carlo Bellotto MONSELICE. «Cercati un altro posto di lavoro che lì
all'Italcementi ti fanno morire, come sta succedendo a me». Parole che
fanno accapponare la pelle. Stefano Rando le ha scolpite nella sua memoria.
Sono una sorta di ultima volontà di suo padre Paolo, una raccomandazione
espressa sul letto di morte. Il papà di Stefano è morto per un tumore al
cervello, che lo colpì a soli 59 anni di età. Rando padre era andato in
pensione da due anni. Non se l'è goduta. Anche se era una pensione meritata
dopo aver lavorato per 38 anni dentro all'Italcementi di Monselice. Gli
ultimi tre anni per conto di una ditta che aveva un appalto nello
stabilimento. Paolo insaccava cemento e suo figlio Stefano lo affiancava.
Dopo le parole del padre, Stefano è rimasto in cementeria per un altro anno
e mezzo. Poi ha ascoltato il genitore e ha mollato. Patologie in aumento.
«Dagli studi che abbiamo fatto dal 1978 ai giorni nostri sono una
cinquantina le morti sospette di ex lavoratori della cementeria - dice
Stefano, ora impegnato nel comitato Lasciateci Respirare -. Persone colpite
da tumori al fegato, al pancreas, alla gola. Da quando sono entrate
sostanze come gesso chimico e ceneri, le patologie sono aumentate. E non
per pura fatalità. La media delle persone decedute è di 57 anni, tutti
morti vicini alla pensione. Stiamo cercando dei dati, dei riscontri anche
sui lavoratori di aziende che hanno lavorato in cementeria con degli
appalti decennali, abbiamo saputo che ci sono morti strane pure tra di
loro». Oggi, all'indomani dell'apertura dell'inchiesta sulle malattie
respiratorie di dieci operai, queste parole hanno un peso ancora diverso.
Altri dati preoccupanti. Francesco Miazzi, leader del Comitato Lasciateci
Respirare, conosce le problematiche dei cementifici come pochi, snocciola
dati e storie che lasciano basiti. «Ci sono storie di morti che fanno
piangere - racconta -. Parecchi operai sono mancati a 53, 54 anni, dopo
breve malattia. Due ex lavoratori sono morti di recente, è uno stillicidio.
Sui lavoratori dei cementifici si ricercava sempre la patologia legata alle
vie respiratorie, ma negli stabilimenti ci sono dei macchinari che
producono dei forti campi elettromagnetici che colpiscono diversi organi.
Quindi si può morire per varie cause. Si usano rifiuti come additivi. I
rilievi dell'Arpav hanno evidenziato rilevamenti doppi a quanto consentito
dalla legge. Ribadisco: servono delle indagini epidemiologiche sulle 50.000
persone che vivono tra Este, Monselice e i paesi contermini che si trovano
nell'area dei tre cementifici della zona, l'Italcementi, Radici e
Cementizillo. Chiediamo inutilmente da anni di conoscere il quantitativo
generale di diossina che esce dai camini delle tre cementerie. Non si è mai
fatta una analisi in tal senso. Perché?». La posizione dei sindacati. Oggi
verrà emesso un comunicato unitario della Cgil e della Cisl sull'indagine
della procura di Padova. Non è un segreto che i sindacati abbiano
collaborato con i magistrati fornendo dati. Ora non resta che attendere le
conclusioni dell'inchiesta. I sindacati pretendono una ricerca
epidemiologica, i cittadini a loro dire vanno informati. Anche se finora
sul tema di malattie e morti in relazione al cemento non hanno mai
alimentato allarmismi di sorta.










IL GAZZETTINO Giovedì, 22 Marzo 2007
MONSELICE
Cementerie: proposto un monitoraggio completo sulla salute





Monselice
(O.M.) «La magistratura sta alzando il coperchio sui danni provocati dalle
cementerie. Il mio auspicio è quello che si faccia piena luce su almeno una
cinquantina di lavoratori delle cementiere morti precocemente. Uno di
questi è mio padre, Paolo, che prestava la propria attività al reparto
dell'insacco all'Italcementi. È morto a 59 anni».


Sono le parole di Stefano Rando. Per evitare la fine toccata al padre ha
lasciato l'azienda cementiera dove ha lavorato 9 anni e iniziato una
personale battaglia, andando ad accertare le morti che potrebbero essere
connesse con l'attività cementiera. «Se la magistratura aprirà un processo
contro le aziende che producono cemento della zona - afferma - mi
costituirò come parte civile. Invito chiunque che abbia dei sospetti su
genitori o parenti a contattarmi, o a rivolgersi all'associazione
Lasciateci Respirare».


Il leader dell'associazione Francesco Miazzi , sottoscrittore dell'esposto
dal quale è partita l'indagine della magistratura afferma, lancia ora la
proposta di un monitoraggio per la tutela della salute di chi vive a
Monselice e nell'area delle cementerie. «L'intervento deve essere
realizzato da Usl, Arpav, amministrazione comunale e provinciale - afferma
- Consiste in una serie approfondita di visite mediche, indagini sanitarie
e controllo del terreno dove si depositano le sostante fuoriuscite dai
camini».






IL GAZZETTINO Venerdì, 23 Marzo 2007

MONSELICE/ESTE. L´INCHIESTA DEL
MAGISTRATO HA RIACCESO LA POLEMICA «Indagine epidemiologica attesa da anni»



Verdi sul tema delle cementerie. Ascierto (An): «Emissioni nell´aria ben sotto i limiti»


Monselice
(O.M.) L'apertura dell'indagine
della magistratura sulle morti di alcuni dipendenti dell'Italcementi di
Monselice ha riaperto lo scontro politico. Nel turbinio di dati,
citazioni di norme e richieste d'interventi per la tutela della salute
pubblica, giunge ora, l'intervento dell'onorevole Filippo Ascierto di
An. Le sue dichiarazioni tendono a demolire le tesi che da anni
ambientalisti e i gruppi di sinistra portano avanti nell'area dove
sorgono le tre cementerie: Italcementi e Cementeria di Monselice,
meglio conosciuta come "Radici", e Zillo di Este.


«Se i rappresentanti della sinistra conoscessero bene le leggi ambientali
che regolano
l'attività delle cementerie - afferma Ascierto - si accorgerebbero che
tali aziende sono obbligate ogni giorno a monitorare le emissioni in
atmosfera di gas e polveri. Si accorgerebbero che nei dati resi
pubblici sui loro siti e su quello del Comune di Monselice, i parametri
sono al di sotto dei 2/3 di quanto previsto dalla legge».


Tanta ostilità nei confronti delle aziende cementiere consente al
parlamentare di supporre che: «L'azione di smantellare le tre
cementerie non è forse finalizzata ad agevolare la concorrenza
straniera. In Croazia, si produce cemento a costi più bassi e senza
controlli sul materiale utilizzato. Ciò non avviene nelle nostre
cementerie».


Sul fronte opposto il consigliere regionale Gianfranco
Bettin e quello provinciale Paolo De Marchi, entrambi dei verdi,
replicano; «Il ricorso, negli ultimi anni, da parte dei cementifici
all'utilizzo dei rifiuti ha aggravato la situazione ed evidenziato
livelli di emissioni pericolose. È necessario l'avvio di un'estesa e
approfondita indagine epidemiologica sulla popolazione dell'area dove
ci sono le tre aziende che producono cemento. Si tratta di un' urgenza
disattesa da anni. Nei consigli regionale e provinciale da almeno un
biennio presentiamo emendamenti che chiedono lo stanziamento di fondi
per avviare, attraverso l'Usl 17, una indagine epidemiologica della
popolazione residente nell'area dei cementifici. Richieste che vengono
regolarmente bocciate dalla maggioranza. Quasi si trattasse di uno
sfizio inutile e dispendioso di alcuni ambientalisti. Uno strumento non
necessario e, in fondo, rischioso in quanto potrebbe provocare
allarmismo».


I due rappresentanti dei Verdi proseguono: «Invitiamo
pertanto la giunta regionale e quella provinciale a intervenire
stanziando un fondo per l'avvio di iniziative per un più rigoroso
controllo delle emissioni in aria, nonché dei terreni circostanti le
cementerie, dove si depositano le particelle di materiale inquinante
espulso dai loro camini».




IL MATTINO DI PADOVA 23-03-07,

INQUINAMENTO & CEMENTERIE
Gli ambientalisti: «Serve un’indagine epidemiologica»







MONSELICE. «Invitiamo le cementerie ad investire una quota ogni anno per
la salute dei cittadini. Però lasciamo in pace la produzione e i
lavoratori. E una volta tanto sentiamo anche i sindacati che almeno questa
l’hanno azzeccata». Sono parole dell’onorevole Filippo Ascierto di Alleanza
Nazionale che interviene sull’indagine aperta dalla magistratura su
presunte gravi malattie respiratorie alcuni lavoratori delle cementerie.
«Il problema sollevato da una parte della sinistra sembra frutto di
preconcetti ideologici più che su preoccupazioni reali sulla salute dei
cittadini. E’ per questo che An traccia una linea politica». Ascierto.
«Innanzitutto - dice il deputato - bisogna dire che se la sinistra
conoscesse bene le leggi ambientali che regolano l’attività delle
cementerie si accorgerebbe che le stesse sono obbligate ogni giorno a
monitorare le emissioni in atmosfera dei gas e delle polveri e si
accorgerebbero anche che i dati resi pubblici sui loro siti, e su quello
del Comune di Monselice, sono quasi al di sotto di due terzi rispetto al
tetto previsto dalla legge. Quindi perché combattere queste attività
imprenditoriali? Per agevolare forse la concorrenza straniera. Come ad
esempio quella croata, che produce a costi più bassi e senza osservare
tutti i limiti che, giustamente, l’Italia impone? Dove ricollocheremo le
centinaia di lavoratori delle cementerie se costringessimo tali aziende a
chiudere? An vuole difendere lavoratori e imprese insieme e pensare anche a
migliorare le condizioni di salute dei cittadini attraverso la tutela
dell’ambiente». Bettin e De Marchi. «L’avvio di una estesa e approfondita
indagine epidemiologica della popolazione esposta è da anni una urgenza
disattesa - sostengono Gianfranco Bettin e Paolo De Marchi dei Verdi -. Va
conosciuto il grado di rischio effettivo che corrono le popolazioni di quel
territorio. Il ricorso, negli ultimi anni, da parte dei cementifici
all’utilizzo dei rifiuti ha aggravato la situazione ed evidenziato livelli
di emissioni pericolose. Per questi motivi sia in consiglio regionale che
in quello provinciale da almeno due anni presentiamo emendamenti che
chiedono lo stanziamento di fondi tutto sommato modesti ma sufficienti ad
avviare un’indagine epidemiologica della popolazione residente nell’area
dei cementifici della Bassa Padovana». La votazione al Parco Colli. La
minoranza di centrosinistra ha presentato un emendamento votato da tutto il
consiglio che impegna l’ente a partecipare attivamente ai Tavoli istituiti
da Provincia e Comune di Monselice sui cementifici. Oltre a controllare le
emissioni e a contenerle. «I nostri tre cementifici inquinano come una
città da 300.000 abitanti - ha detto un rappresentante del comitato
Lasciateci Respirare - e le scorie sono centinaia di tonnellate. Siamo
preoccupati». «Dieci anni fa parlavo dell’inquinamento da Pm10 e nessuno
mi credeva - ha ribattuto Alessandro Benassi dell’Arpav - ora assicuro che
l’Arpav monitora le emissioni dei cementifici e la situazione non è poi
così grave. La Bassa Padovana presenta valori dei livelli d’inquinamento
pari a quelli di molte zone del Nord Italia».




IL MATTINO DI PADOVA 23-03-07,

«Miazzi strumentalizza il dolore delle famiglie»







MONSELICE. «Abbiamo letto con stupore gli articoli di questi giorni
relativi all’esposto del comitato Lasciateci Respirare - recita una nota
dell’Italcementi (nella foto) -. La notizia deriva da una denuncia di
Francesco Miazzi, capo di questo movimento che opera da anni nell’area di
Monselice. Vale la pena ricordare che già nel 1997 lo stesso Miazzi
denunciò alcune morti sospette legandole alle attività dei cementifici di
Monselice. Già allora aveva inserito nell’elenco persone decedute
accidentalmente, ad esempio in incidenti stradali! E’ triste che per avere
visibilità sui media si strumentalizzi l’emotività di famiglie colpite, più
o meno recentemente, da gravi lutti. Anche stavolta le argomentazioni
addotte da Miazzi denotano la consueta strumentalità, l’imbarazzante non
conoscenza delle tematiche su cui si esprime e, ciò nonostante, la volontà
- a quanto pare - di costruire artificiosamente uno stato di allarmismo.
L’Italcementi di Monselice non ha mai bruciato rifiuti, pneumatici o farine
animali, la sorveglianza sanitaria e le indagini ambientali sono eseguite
con periodicità ben superiore a quanto richiesto da leggi e norme di
prevenzione. Siamo certificati Iso 14001 e disponibili a qualsiasi
confronto». (c.bel.)






IL GAZZETTINO Venerdì, 23 Marzo 2007
L’ITALCEMENTI
«Strumentalizzati i lutti delle famiglie»



Monselice
L'Italcementi si scaglia contro l'esposto del comitato Lasciateci Respirare
e del suo leader Francesco Miazzi , sulla base del quale la magistratura di
Padova ha aperto un'inchiesta.


«Già nel '97 - afferma l'azienda in una nota - Miazzi denunciò alcune morti
sospette legandole alle attività dei cementifici di Monselice. Già allora
aveva inserito nell'elenco alcune persone decedute, anche accidentalmente,
ad esempio a causa di incidenti stradali! È triste che per avere visibilità
si strumentalizzi l'emotività di famiglie colpite da lutti».


Secondo Italcementi si punta a costruire artificiosamente uno stato di
allarmismo. «La realtà dei fatti è completamente diversa: chi lavora in
Italcementi conosce bene l'attenzione alle tematiche dell'ambiente, della
sicurezza e della salute dei lavoratori. Sorveglianza sanitaria e indagini
ambientali sono eseguite con periodicità superiore a quanto richiesto dalle
leggi. L'Italcementi non ha mai bruciato rifiuti, pneumatici o farine
animali. Tutte le istituzioni e i cittadini hanno potuto apprezzare
l'apertura della cementeria alla condivisione delle informazioni relative
alle proprie attività produttive, come ad esempio la pubblicazione sul sito
internet del Comune delle emissioni».


Il comunicato chiude affermando minacciando azioni legali. «Quello che
colpisce è che un impianto che ha sempre rispettato la normativa, che ha la
certificazione ambientale Iso14001, sia periodicamente messo sotto accusa
da Miazzi . Abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare ogni
opportuna iniziativa per tutelare l'immagine e il buon nome dell'azienda».








AMBIENTE E PET-COKE SI VA VERSO LA RICHIESTA RISARCITORIA




RASSEGNA STAMPA


La Sicilia.it


Il Codacons all’attacco
Inquinamento ambientale. Presentata una denuncia alla Procura per omicidio colposo
11.03.07













Ha detto no al pet coke schierandosi con gli ambientalisti nel 2002 quando la Raffineria di Gela rischiava per chiudere perchè la magistratura sequestrò il pet coke, combatte oggi per l’uso di un combustibile diverso dal pet: ma il Codacons, la più importante associazione italiana a tutela dei consumatori, ritiene anche che per i danni prodotti alla salute dei cittadini con l’insorgenza di tumori e malformazioni, l’unica via oggi percorribile sia quella giudiziaria e della denuncia. E come aveva annunciato il 18 febbraio, durante la manifestazione anti pet coke organizzata da Raffaele Lombardo, il Condacons Sicilia ha ora depositato una denuncia alla Procura della Repubblica preso il tribunale di Gela contro i vertici della Raffineria accusati di omicidio colposo. «Questa ipotesi di imputazione – scrive in un comunicato il Codacons - punta a fare chiarezza sui troppi casi di tumori e malformazioni neonatali che si sono verificati nel territorio interessato dalle esalazioni del petrolchimico». «Il comportamento dei legali rappresentanti e dei soggetti preposti al controllo degli impianti dovrebbe integrare quanto meno l’ipotesi delittuosa configurata dagli art. 589 del codice penale, ovvero l’omicidio colposo, o dell’articolo 590 sempre del codice penale, che contempla il reato di lesione colposa», si legge ancora nella nota diffusa dal Codacons. Il Codacons chiede inoltre che tra le responsabilità da accertare ci sono i comportamenti e la violazione di tutte le leggi di salvaguardia ambientale e di tutela dell’atmosfera, fra le quali la legge n. 82 del 6.maggio del 2002 che impone disposizioni urgenti per l’individuazione della disciplina relativa all’utilizzazione del pet coke negli impianti di combustione (nel caso specifico nella centrale termoelettrica) per ottenere energia. «Le gravi malformazioni dei bambini di Gela - ha dichiarato il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi - meritano un severo approfondimento e l’unica via da percorrere appare sino a questo momento quella giudiziaria. I fatti, peraltro ampiamente riportati dalla stampa in varie occasioni dimostrano che tutta la cittadinanza locale ha subito gravi pregiudizi morali e danni alla salute oltre che, naturalmente, conseguenze economiche ». In caso di avvio di procedimento penale il Codacons ha fatto sapere che si costituirà parte civile per rappresentare i consumatori.


http://www.codacons.it/articolo.asp?id=40302


Industrie: Gela, alternative al Pet coke


Le proposte di Legambiente per rilanciare la raffineria. Lo studio sull'emergenza ambientale e sanitaria della città siciliana / PDF: report
DAL MENSILE: Gela malata di MICHELE CITONI Stato d'emergenza per la Stoppani


Le alternative al petcoke della centrale di Gela rappresentano il rilancio della raffineria presentato da Legambiente lo studio sull´emergenza sanitaria e ambientale della città siciliana con interessanti proposte. I dati di studi sull’emergenza ambientale a Gela, sulla mortalità da tumori e quelli epidemiologici sull’incidenza anomala delle malformazioni nella Città del Golfo sono disponibili da anni.


Eppure è bastato un approfondimento sul mensile "La Nuova Ecologia" sul numero di ottobre e l’annuncio che la magistratura sta per concludere un’inchiesta in cui si mettono in relazione morti e malformazioni con inquinamento, per sollevare un coperchio che ha polarizzato il dibattito politico culminato nel consiglio comunale aperto alle personalità politiche e sociali locali e regionali. Si chiedono risarcimenti per le vittime e per il territorio fortemente compromesso. Ma nessuna forza politica chiede una soluzione al problema inquinamento. L’Eni sul banco degli imputati si dice disponibile a disporre una rete di monitoraggio e rendere accessibili i dati. Inoltre, rivendica investimenti realizzati per la riduzione delle emissioni.


Tale affermazioni stridono con la sentenza di marzo scorso del tribunale di Gela in cui si vede l’Eni condannata per svariati reati legati a inosservanza delle prescrizioni sul monitoraggio ambientale e comportamenti difformi alle norme vigenti sui rifiuti e altro. La commissione Energia e Qualità dell’Aria di Legambiente, guidata dal direttore scientifico Fabrizio Nardo, ha completato lo studio durato quasi due anni sull’emergenza sanitaria e ambientale di Gela unico caso in Italia di utilizzo di pet-coke, nella Centrale termoelettrica (Cte) di servizio alla raffineria.


Nella determinazione delle soluzioni citate, Legambiente ha tenuto in considerazione oltre ai benefici ambientali e sanitari anche gli aspetti tecnologici ed economici. Infatti, tali soluzioni, se implementate, migliorerebbero la competitività tecnologica ed economica della raffineria di Gela, garantendone un ulteriore sviluppo con positive ricadute occupazionali. Inoltre, le tecniche e tecnologie necessarie all’implementazione delle soluzioni indicate da Legambiente, sono state sviluppate dai centri di ricerca dell’Eni stessa.


«Ci aspettiamo – afferma Pietro Lorefice presidente di Legambiente Gela – che sindacati e politici si mettano in prima fila nel chiedere con forza una soluzione che insieme tuteli la salute di cittadini e lavoratori e proietti la città verso uno sviluppo economico a lungo termine».


12 dicembre 2006


http://www.lanuovaecologia.it/inquinamento/atmosferico/6744.php
http://www.lanuovaecologia.it/documenti/GELA%20Report%20Pet-coke_Versione%20finale.pdf
http://www.lanuovaecologia.it/documenti/gelamalata.pdf








NON SOLO A SINISTRA …………………………………….


(ansa) - 28/03/2007
Ambiente: Lombardo, Ministro Dica No a Pet-Coke
(ANSA) - PALERMO, 28 MAR - "Oltre a preoccuparsi delle coste siciliane e di ecomostri, il ministro Pecoraro Scanio, dopo la sua bella passerella, si impegni concretamente affinché l'Eni interrompa l'utilizzo del pet-coke, ovvero del catrame, nella centrale termoelettrica di Gela, che è la causa di gravi e drammatiche malattie, come tumori e malformazioni neonatali, che colpiscono i cittadini del territorio". Lo dice l'europarlamentare e leader del Movimento per l'autonomia, Raffaele Lombardo, in occasione della visita del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, a Gela.


"Un impegno che lo stesso ministro mi ha assicurato nell'incontro del 21 febbraio scorso - aggiunge - Non è più tollerabile che esista un ambientalismo di Serie A, dedicato al nord, e un'indifferenza verso lo scempio ambientale in atto in Sicilia, dove sono sicuro che, malgrado la visita del ministro, tutto resterà come prima".
"Lo Stato italiano, che possiede il 30 per cento dell'Eni - conclude - deve ritenersi responsabile, se non complice, del danno alla salute dei cittadini gelesi e dell'avvelenamento in atto a Gela da parte delle multinazionali che, nonostante gli 'utili record' dichiarati, non mettono tra le proprie priorità la riconversione degli impianti con tecnologie compatibili con l'ambiente che già possiede e applica nel resto d'Italia".


http://www.mpa-italia.it/press.php?id=742







Comitato Cittadino Isola Pulita
http://isolapulita.splinder.com/

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